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Pittura termica: tutto quello che devi sapere

Casa nuova o da ristrutturare? Oppure vuoi semplicemente svecchiare gli ambienti e dar loro un colore diverso? Chiaramente, i toni usati per le pareti contribuiscono a rendere una casa specchio di coloro che ci vivono all’interno ma la pittura assolve anche ad un altro compito, ovvero quello di fungere da protezione.

Ecco perché, al di là della scelta del colore, sarà fondamentale optare per una pittura di qualità, che merita attenzione per garantire anche la cura massima della propria abitazione.

In questo contesto, allora, si inserisce la pittura termica che (conosciuta anche come pittura termoisolante) è un prodotto innovativo.

La sua applicazione garantisce, infatti, il termo-isolamento ed il riflesso dai raggi infrarossi, proteggendo gli ambienti dagli sbalzi di temperatura, responsabili della condensa ed anche della comparsa di muffe.

Composta da varie e minuscole particelle ceramiche resine e cave, anche l’impiego di una piccola quantità di prodotto permette che avvenga la coibentazione termica, primo vantaggio di quelli certamente numerosi di cui si può godere qualora si opti per questa pittura.

L’applicazione di questa innovativa tipologia di vernice contribuisce a rendere più stabili il calore e l’umidità presenti all’interno dell’ambiente verniciato e l’ottimizzazione del prodotto la si garantisce unitamente alla presenza di buoni infissi ed isolando l’intera struttura.

Conseguenza immediata è il risparmio in quanto, così facendo, si otterrà una notevole riduzione della dispersione del calore che, nella bella stagione, permetterà anche di limitare l’uso del condizionatore.

Ma la pittura termica protegge gli ambienti anche dall’umidità e, pertanto, è consigliata soprattutto nei bagni e nelle cucine dove limiterà la condensa e, quindi, anche l’eventuale presenza di fastidiose muffe.

Pittura termica: i costi

Coloro che decidono di ricorrere all’impiego della pittura termica devono considerare i suoi costi come un investimento: infatti, se è vero che essi siano elevati rispetto a quelli della pittura tradizionale, lo è altrettanto che si ammortizzano nel tempo grazie al risparmio che si ottiene in relazione alle bollette.

La pittura termica si acquista già pronta per essere utilizzata e, quindi, non c’è la necessità di diluirla.

Facile anche da stendere, è un’ottima soluzione per svecchiare gli edifici – sia all’interno sia all’esterno – e renderli più moderni ed accoglienti. Soprattutto, il suo costo (che oscilla tra i 50 ed i 150€ a seconda della qualità) è anche giustificato in quanto si tratta di un prodotto di lunga durata.

Come applicare la pittura termica: procedimento

  1. Il primo passo consiste nell’eliminazione delle irregolarità dalle pareti e della presenza di residui di intonaco
  2. Bisognerà, quindi, procedere alla fase della stesura dello stucco e carteggiare la parete, stendendo uno strato di gesso e levigando le pareti
  3. Procedere con l’applicazione di un apposito fissativo per pittura termica che darà garanzia di una maggiore aderenza possibile
  4. Utilizzare il rullo oppure un pennello per stendere la pittura termica senza che essa sia diluita.
  5. Attendere 12 ore circa, in modo che si asciughi la prima mano di pittura
  6. Trascorso questo tempo, procedere ad una nuova mano di vernice.

Smalto poliuretanico: caratteristiche

Lo smalto poliuretanico appartiene a quella categoria di vernici che vengono spesso utilizzate per ottenere finiture di alto livello.

Grazie alla facilità di utilizzo e alla sua versatilità, lo smalto poliuretanico può essere impiegato su superfici anche molto diverse tra loro, permettendo di ottenere ottimi risultati professionali.

La sua composizione chimica lo rende una vernice molto resistente che necessita di particolari solventi e catalizzatori, detti anch’essi poliuretanici, per facilitare i procedimenti di diluizione e di stesura.

Smalto poliuretanico: quali sono le modalità di utilizzo?

Attualmente in commercio esistono vari tipi di smalto poliuretanico e vengono impiegate da chi ha la necessità di ottenere finiture estetiche di pregevole fattura.

Grazie alla resistenza, lo smalto poliuretanico assicura massima versatilità e tempi di essiccazione relativamente brevi.

Ecco perché le vernici poliuretaniche sono particolarmente indicate per la verniciatura di navi e yacht e per il restauro del legno e di altri materiali, come il metallo, il ferro e i muri.

Anche gli appassionati di bricolage fai-da-te e scelgono smalti poliuretanici per la realizzazione dei loro lavoretti, manufatti e creazioni artistiche.

A seconda della superficie e del materiale da trattare, si potrà decidere se optare per uno smalto poliuretanico lucido oppure per uno opaco, colorato oppure del tutto trasparente.

Le modalità di applicazione previste sono diverse e, in base alle necessità del caso, possono essere utilizzati macchinari a spruzzo, rulli o semplici pennelli.

Bisogna ricordare che lo smalto poliuretanico, come altre vernici, teme l’umidità e proprio per questo è essenziale che la sua applicazione avvenga in condizioni ambientali ben precise e nell’arco di poche ore dal momento della preparazione.

Dopo aver scrupolosamente sistemato la superficie di lavoro, si potrà procedere a dare una prima mano di smalto, avendo cura di farlo asciugare completamente per circa cinque ore.

Una volta asciugato si potrà dare una seconda mano facendo attenzione a ricoprire in maniera omogenea anche le piccole aree.

Se necessario è possibile intervenire con piccoli ritocchi per fare in modo che la stesura dello smalto sia uniforme su tutta la superficie e non ci siano macchie di colore evidenti.

Superfici su cui applicare lo smalto poliuretanico

Come già anticipato, le superfici su cui è possibile applicare lo smalto poliuretanico sono svariate e diverse tra loro.

In particolare, si può decidere di operare su legno, metallo e, in generale, su tutte quelle superfici soggette ad abrasione come ad esempio i muri.

Per ottenere un’applicazione perfetta di questa vernice occorre per prima cosa preparare correttamente l’area su cui si è deciso intervenire e, ovviamente, questa procedura varierà a seconda delle caratteristiche e del materiale di cui è costituita la superficie.

In ogni caso, se questa è già stata trattata in precedenza con altri coloranti sarà necessario rimuovere prima ogni traccia di pigmento attraverso appositi prodotti chimici nonchè eliminare eventuali residui di olio o polvere presenti per far sì che lo smalto aderisca perfettamente.

Laddove, invece, non ci sia bisogno di interventi preliminari si può procedere con l’applicazione diretta del prodotto.

Vantaggi delle vernici bicomponenti

Interessante è l’applicazione della vernice bicomponente, che prevede la miscelazione di due diversi prodotti tra di loro (catalizzatore e una soluzione di resine).

Gli smalti poliuretanici bicomponenti offrono migliori risultati e garantiscono i seguenti vantaggi:

  • Maggiore resistenza all’abrasione e agli agenti chimici
  • Maggiore brillantezza
  • Una più elevata conservazione del film di pittura
  • Elevata durata.

Pittura per bambini: idee creative e tecniche fai-da-te

I bambini, le loro mani, fantasia ed un arcobaleno di colori: questi gli ingredienti per realizzare la più grande ricetta dei sentimenti: quella della felicità.

Creare, conoscere e conoscersi in un viaggio tra sogni e desideri da realizzare potrebbe essere l’obiettivo di alcune attività svolte dai più piccoli per garantire loro un diritto imprescindibile: la libertà.

Tra le varie forme d’arte figurative, un posto di rilievo è occupato dalla pittura che può diventare determinante per lo sviluppo della personalità dei bimbi.

Infatti, impiastricciare le mani nei colori e dare a vita ad un’esplosione di sfumature su tela che, in realtà, si traducono in dolce poesia e fungono da stimolo alla creatività, sono momenti che qualificano la pittura come una terapia per i nostri bimbi.

Con l’arte del pennello si possono indagare le emozioni ed i pensieri dei piccoli allievi, senza mai risultare invadenti ma, piuttosto, si contribuisce in modo formidabile alla loro crescita.

La pittura è particolarmente indicata sia per i bambini timidi o introversi sia per quelli più intraprendenti e vivaci: tende ad aumentare l’autostima e la sicurezza in sé e valorizza le qualità di ognuno, valorizzandole.

Concentrazione, tecnica e precisione si coniugano alla fantasia ed all’originalità, stimolando doti diverse che, nel loro complesso, formano anche il carattere del bambino.

Tecniche di pittura per bambini

Acquerelli

Questa è la tecnica delle sfumature infinite. Gli acquerelli si sciolgono a contatto con il pennello bagnato con l’acqua e disegnano scie di colori d’effetto.

Questo tipo di pittura è adatta soprattutto ai bimbi che hanno già intrapreso il percorso della scuola elementare ma, comunque, utile anche per i più piccoli per i quali, però, sarà un po’ più complicata e richiederà maggiore pazienza.

Tempera

Massima libertà assoluta con i colori a tempera, con i quali il divertimento è assicurato. Generalmente utilizzata dai più piccoli per le loro prime volte con il pennello in mano, questa tecnica è amatissima dai bambini.

Spugna

Armatevi di spugnette rotonde e distribuite il colore su una superficie plastificata. I bambini saranno incuriositi dall’effetto che riusciranno a realizzare sulla tela, avranno voglia di portare avanti questa “scoperta” e si impegneranno anche a differenziare la pressione sulla spugna affinché i risultati siano più o meno marcati.

Colla vinilica

Tra le tecniche più amate c’è quella della colla. Su tela o su plastica, basterà disegnare ciò che si desidera esercitando pressione sul tubetto della colla vinilica: terminato il disegno, bisognerà lasciarlo asciugare e dipingere le sue parti interne. Finita questa operazione i bimbi potranno sollevare la colla e – con grande sorpresa – ammireranno il loro dipinto e i margini che la colla ha creato.

Mani di colore

E’ di gran lunga la tecnica più apprezzata. Con le mani sporche di colore, i bambini si divertono a lasciare le loro impronte su pareti, tele o – anche – vestiti.

Detto questo, un’ulteriore precisazione è doverosa: con la pittura emerge anche l’inconscio dei bambini e, grazie alla pratica di questa arte, gli educatori – genitori o insegnanti che siano – possono avere qualche informazione in più sull’indole del piccolo in base ai colori che usa, ognuno dei quali ha un particolare significato.

I colori caldi (giallo, rosso ed arancione) sottolineano la presenza di stimoli ed impulsi, la voglia di fare e l’entusiasmo, mentre quelli freddi (verde, blu e viola) indicano calma, pazienza ma anche tristezza ed inquietudine. Il nero è un colore negativo che rivela situazioni difficili.

Mode e tendenze delle decorazioni di Pasqua 2019

21 aprile 2019: quest’anno la Santa Pasqua sarà “Alta” e – la più sentita tra le celebrazioni cristiane – diventa sempre occasione per ritrovarsi tra amici e parenti.

In realtà, non solo la domenica di Resurrezione ma tutta la settimana Santa, con lo svolgimento delle tradizionali funzioni religiose, crea un via vai di ospiti e porta con sé il simbolo del trionfo della vita che si traduce in un tripudio di colori.

La Pasqua è una festa amatissima sia dagli adulti sia dai bambini che non aspettano altro: nell’attesa che arrivi potrete dedicarvi alle decorazioni pasquali, momento divertente che vi permetterà di realizzare addobbi che lasceranno a bocca aperta tutti i vostri ospiti e permetteranno loro di godere appieno dell’atmosfera gioiosa.

E, allora, a noi non resta che fornirvi qualche consiglio da cui prendere spunto, ma a voi toccherà  liberare la fantasia e mettere alla prova la vostra creatività per decorare gli ambienti!

Cominciamo…

Porta d’ingresso

Si tratta del nostro biglietto da visita, è vero! Però, il primo consiglio è quello di decorarla in modo essenziale e sobrio perché l’effetto “WOW” lo dovrà determinare il resto della casa.

Quindi, potrete appendere una ghirlanda “fai da te”, realizzata con ramoscelli di ulivo (che simboleggiano la pace) tenuti insieme e fissati da nastri colorati.

La porta d’ingresso aprirà alle sorprese: l’entrata dovrà ospitare il classico albero Pasquale, per la realizzazione del quale serviranno molti rametti, un vaso e conigli, pulcini e uova colorate da appendere.

Tavola

Ecco come bandire la tavola per le festività di Pasqua.

Tovagliato

Chiaramente, anche la tavola è di fondamentale importanza e merita di essere addobbata per l’occasione. Nulla andrà lasciato al caso ed i dettagli faranno la differenza.

Lilla, verde, giallo, azzurro e arancione sono i colori principali che serviranno per le decorazioni pasquali.

Scegliete una tovaglia bianca che dovrà essere arricchita con un runner: il nostro consiglio è quello di optare per il colore lilla, al quale abbinare dei tovaglioli gialli.

Centrotavola

Non dimenticate assolutamente di creare il vostro centrotavola: procuratevi un cestino, metteteci dentro della paglia e adagiateci sopra le uova colorate di polistirolo.

Scrivete dei bigliettini che contengano frasi, dediche, pensieri ed inseriteli nell’uovo. A fine pranzo, invitate i vostri ospiti a prenderne uno e concedetevi del tempo per leggerli insieme.

Segnaposto

Decorazioni irrinunciabili in ogni occasione, anche per Pasqua i segnaposto devono essere uno degli elementi fondamentali della tavola: il suggerimento che possiamo dare è di optare per delle decorazioni profumate in gesso che saranno utili come profumatori per auto, per cassetti o per armadi.

Si possono acquistare online o in qualsiasi negozio di oggettistica e – nonostante siano molto economiche – fanno veramente una bella figura. Potrete scegliere dei coniglietti o dei pulcini oppure virare su ciò che più vi piace che siano cuori, alberi della vita, simboli portafortuna e così via. Il successo è assicurato.

Uova di cioccolato

Eccole! È arrivato il loro momento: le tradizionali uova di cioccolato, delizia per grandi e piccini.

Piazzatene uno su ogni mobile del soggiorno o del salotto, in modo da creare colore e un bell’effetto ottico.

Al momento dell’apertura, scatenatevi a scartarle e a trovare le sorprese.

Costruzione di una piscina interrata: quali sono i titoli richiesti?

Hai del terreno a disposizione? Che aspetti? Costruisci una piscina, ma prima di farlo è bene informarsi su quali permessi sia necessario avere per non doverla smantellare prima di ultimare definitivamente i lavori.

Non rientrando nell’edilizia libera, in Italia, la costruzione di una piscina richiede determinate autorizzazioni, pena il rischio di incorrere in ingenti multe e dover rispondere all’accusa di abuso edilizio, con le relative conseguenze.

Costruire una piscina interrata

Con la costruzione di una piscina interrata il giardino e tutta la casa acquisteranno un valore diverso, senza poi, contare l’aspetto estetico e quello ludico.

Per poter realizzare una piscina interrata, bisogna affidarsi a professionisti del settore, i quali sapranno non solo valorizzare al meglio lo spazio esterno, consigliandovi la struttura più adatta, ma vi forniranno anche materiali e garanzie di alto livello.

La piscina interrata è un vero e proprio bene di lusso; infatti, nel momento della dichiarazione dei redditi si deve dichiararla.

Una piscina interrata aumenta la volumetria della casa e su di essa si pagano delle tasse di proprietà. Rappresenta un vero e proprio intervento di costruzione e richiede la presentazione dei relativi permessi.

Costruzione di una piscina: quali sono i titoli richiesti?

Per qualsiasi costruzione è richiesto il Permesso di Costruzione che viene concesso sotto forma di Concessione Edilizia dal Comune in cui si vanno ad eseguire i lavori.

In alcuni casi però l’autorizzazione comunale non è sufficiente, in particolare quando deve essere costruita su un terreno che deve sottostare alle autorizzazioni paesaggistiche.

Piscina interrata: come evitare l’Abuso Edilizio?

Nel caso in cui si costruisse una piscina interrata senza i regolari permessi e le autorizzazioni si andrebbe incontro ad un abuso edilizio.

Questo potrebbe essere condonato solo in alcune condizioni: il rischio potrebbe essere quello di dover smantellare la piscina per ripristinare le condizioni esistenti precedentemente. Il dispendio di soldi ed energie sarebbe altissimo.

Si potrebbe evitare la demolizione della piscina se, una volta scoperto l’abuso edilizio, tramite presentazione di formale richiesta, si riscontrassero parametri che ne renderebbero possibile l’esistenza.

In questo caso sarebbe sufficiente pagare quanto dovuto all’ente per poter sanare l’abuso e regolarizzare la situazione.

Se la piscina interrata, invece, fosse stata costruita su un terreno non compatibile con le regole e le leggi paesaggistiche dovrà essere demolita.

La Cassazione si è recentemente espressa in tal senso proprio per un caso simile di costruzione abusiva in luogo non compatibile con le leggi paesaggistiche.

Prima di costruire una piscina interrata è bene informarsi prendendo contatti con degli esperti del settore oltre che con il Comune.

È utile anche mettersi in contatto con un geometra che sarà in grado di dare indicazioni e informazioni precise sulla fattibilità del progetto.

In questo modo si potrà costruire la propria piscina in tutta sicurezza e non si rischierà di doverla smantellare o di pagare delle sanzioni per averla eretta senza aver prima aver presentato formale richiesta.

Tipologie di piscine interrate

Una volta capito l’iter burocratico da rispettare per costruire una piscina interrata, è bene valutare attentamente quali sono le principali tipologie di piscine interrate che possono essere installate nel tuo giardino.

  • Piscine in pannelli d’acciaio, rappresentano lo standard delle piscine residenziali ed offrono un buon compromesso tra la velocità di installazione e la durata dell’investimento nel tempo,
  • piscine in vetroresina che consentono un’elevata personalizzazione: forme strutturali particolari e colori,
  • piscine interrate in cemento armato, sono le più diffuse in assoluto anche se non rappresentano la migliore soluzione in assoluto. Le possibilità di personalizzazione sono piuttosto illimitate e i costi sono piuttosto esosi.

Stucco veneziano: storia, cos’è e come applicarlo

Lo stucco veneziano è la composizione di una pasta a base di calce, polveri e pigmenti utilizzata per ottenere un effetto molto simile a finiture in marmo.

Questo processo può essere un po’ costoso, ma il risultato finale è molto esteticamente piacevole.

Questa pasta si indurisce mediante l’essiccamento e i vantaggi di utilizzare questo tipo di stucco è che permette il trattamento per modellare e realizzare strutture molto decorative.

Una volta essiccato viene lucidato per ottenere un aspetto simile al marmo; inoltre, è possibile anche applicare la vernice per decorarlo e ottenere un aspetto ancora più sorprendente.

Tra gli ingredienti che formano la pasta, la calce è quella più importante perché ha delle proprietà che conferiscono l’elasticità alla miscela, che impedisce la formazione delle crepe nel tempo. Inoltre, questo stucco protegge la parete dall’umidità in quanto offre anche un buon livello di impermeabilità.

Caratteristiche dello stucco veneziano

Essendo un prodotto a calce, la composizione dello stucco veneziano prevede un impasto di più componenti minerali come gli additivi, i carbonati di calcio, grassello di calce ed un’impalpabile polvere di marmo.

Im commercio, oggi si possono reperire confezioni di prodotto già pronte all’uso in vari formati e dalle prestazioni garantite, grazie all’avvento delle nuove tecnologie.

Stucco veneziano: come applicarlo?

Per l’applicazione dello stucco veneziano, è preferibile che la superficie sia liscia e priva di umidità, sporco, muffa, polvere o particelle di grasso.

L’applicazione dello stucco deve essere eseguita con una spatola, coprendo uniformemente l’intera superficie con questa miscela, dall’alto verso il basso e da sinistra a destra.

Quindi, con un lungo righello, stendere lo stucco su tutta la superficie in modo omogeneo; lasciare asciugare e lucidare l’area per ottenere una finitura in marmo.

Per procedere con la colorazione dello stucco veneziano, come tutti i prodotti a base di calce, occorrono i pigmenti ossidi.

La storia dello stucco veneziano

Lo stucco veneziano ha origine nell’antica Grecia e a Roma, dove veniva usato nell’applicazione della pittura ad affresco, ma fu anche usato dagli arabi in molte occasioni per sostituire il marmo, scolpendolo per dargli un motivo ornamentale.

Durante il periodo rinascimentale, diverse tecniche di stucco veneziano furono perfezionate: fu usato lo stucco bianco come sfondo sulle pareti e quindi per dipingere le figure nelle chiese.

L’applicazione dello stucco policromo è stata utilizzata anche per dare ai palazzi dei motivi decorativi.

L’epoca in cui lo stucco veneziano fu usato più di frequente nei secoli XVII e XVIII, quando la richiesta di questa miscela era molto alta soprattutto in Baviera e in Austria, dove veniva applicata nei palazzi per conferire loro una maggiore eleganza.

Stucco veneziano: vantaggi ed usi

I vantaggi di questo stucco consistono soprattutto nel fatto che può essere utilizzato quasi ovunque, ad esempio sul soffitto e sulle pareti, sia all’esterno che all’interno, e si adatta a qualsiasi tipo di superficie.
Lo stucco veneziano ha diversi usi: oltre a dare una bella finitura alle pareti, può anche essere utilizzato in molteplici applicazioni: come rinforzo per il muro, per impermeabilizzare e per permettere la traspirazione della parete o del soffitto in modo naturale e infine come semplice ornamento.

Come fare un pavimento in resina: tutorial con video

Oggi chi ristruttura la propria casa o ne compera una nuova opta per avere dei pavimenti in resina, perché non necessitano di molta manutenzione, non si scheggiano e non si rovinano, sono facili da pulire e durano nel tempo.

Inoltre, consentono di realizzare molteplici soluzioni per ogni tipo di stanza che si vuole realizzare e la loro finitura rimane lucida. Quindi è anche esteticamente bella da vedersi.

I pavimenti in resina non vengono utilizzati solo per le case, ma anche in fabbriche, uffici e studi dentistici: conferiscono un tocco di eleganza e si possono scegliere i colori o le sfumature che più vi piacciono.

Scopriamo in questa guida e Tutorial come fare un pavimento in resina.

Pavimento in resina: valutazione del tipo di sottofondo

Bisogna per prima cosa valutare il tipo di sottofondo, perché non ci devono essere deformazioni o crepe, altrimenti la posa della resina non verrà bene.

Inoltre, bisogna saperla stendere uniformemente altrimenti, una volta asciutta, potranno formarsi delle “bolle”. Sul risultato incide molto anche il fattore umidità del sottosuolo.

Una volta fatte queste verifiche, si può procedere con la stesura della resina.

Non c’è bisogno di rimuovere il vecchio pavimento, ma si può livellare la resina sopra lo stesso. Risulta facile la sua posa, ma nel caso in cui non si riesce, è buon consiglio affidarsi a degli esperti.

Fare pavimento in resina: la posa fai da te

Per prima cosa togliete lo zoccolino attorno alle pareti, così evitate di attaccare la resina ad esso e ponete il nastro di carta dove era posizionato.

Stendete sul pavimento la rete in fibra senza accavallarne una sull’altra.

Mescoliamo il prodotto Epocement, Epossi-cemento, tricomponente cementizio di colore bianco, che sarà da stendere sopra le reti per poterle fissare e far risalire tutta l’umidità.

Questa operazione la si compie con il rullo, stendetela uniformemente e coprite bene tutte le fughe delle piastrelle. Lasciate asciugare bene.

Poi passate il primer, anch’esso va mescolato con una spatola da rasatura prima di procedere con la posa, evitando di metterne troppo, perché si possono creare degli inutili accumuli. Ripetete questa fase più volte, per una miglior finitura. Fare asciugare.

L’altro prodotto che vi consigliamo di acquistare è il floorpox av, una resina in polvere al quarzo di colore grigio.

Mescolatene solo un quarto per volta, stendendolo sempre con l’ausilio di un rullo.

Se volete delle sfumature particolari, i colori andranno stesi dopo sopra lo strato di floorpox, con l’ausilio di una spatola per creare l’effetto desiderato.

Se, invece, volete conferire una tonalità cromatica più omogenea, la tinta deve essere miscelata insieme al prodotto prima di stenderla.

Decorse le 24 ore, occorre carteggiare la resina per togliere le impurità. Infine, passate una cera metallica per una maggiore protezione. Il risultato sarà lucente come uno specchio.

Resina: quali sono le caratteristiche?

La resina, nel settore edile, è uno dei materiali più apprezzati: l’economicità, la praticità manutentiva di questo materiale e l’ottima resa estetica, fanno della resina un ottimo alleato per la realizzazione di pavimenti adatti a tutte le esigenze.

Infine, non dimentichiamo che la resina è un ottimo materiale resistente all’usura, ai graffi e agli agenti chimici.

Proprio per queste sue caratteristiche, la resina viene impiegata nei luoghi come laboratori di produzione alimentare, ambienti industriali e ospedali.

All’interno delle nostre case, la resina impreziosisce la location e conferisce un tocco di bon ton e di lucentezza.

Shabby Chic: come eseguire una verniciatura provenzale ad hoc

Stile provenzale o Shabby Chic? Per le case borghesi e per gli amanti dell’artigianato e dell’arte vintage, lo stile Shabby è uno stile di interior design i cui mobili, accessori e arredi sono scelti per il loro aspetto “usurato”.

Per chi ama un tocco di bon ton, di eleganza e di indiscutibile romanticismo, lo stile provenzale è l’ideale per tutti gli ambienti della casa – dalla cucina alla camera da letto passando per il bagno e il soggiorno.

I mobili Shabby Chic si abbinano perfettamente allo stile contemporaneo moderno o ad uno stile country o rustico provenzale che richiama i casolari e le case di campagna della Valle della Loira.

Per gli amanti di questo stile e per gli appassionati di questa tecnica, è possibile trasformare i propri mobili in favolosi oggetti preziosi di grande valore.

Stile Shabby Chic: un tocco di buon gusto retrò a casa

Comodini, cassapanche, specchiere, tavoli, sedie, credenze ed ogni mobile può essere verniciato ad hoc per essere trasformato in un preziosissimo oggetto d’arredo elegante.

Non sempre i mobili scuri si abbinano perfettamente alle nuance cromatiche moderne, per questo si preferisce verniciarli con i colori tipici dello Shabby Chic: rosa pallido, giallo paglierino, verde acquamarina, cipria, rosa salmonato, bianco, crema, vaniglia e l’immancabile grigio perla.

Shabby Chic: preparazione alla verniciatura

Come verniciare i propri manufatti e i mobili della propria abitazione? La vera arma vincente per un risultato certosino è procedere con un’adeguata preparazione alla verniciatura.

Per questo bisognerà recarsi in un colorificio o ferramenta per acquistare tutta una serie di attrezzi per compiere il lavoro nel giusto modo.

È necessario procurarsi un telo per coprire i pavimenti, nastri di carta, la mascherina per proteggere le vie respiratorie, i guanti di protezione per le mani, pennelli, primer a base acqua, fogli di carta vetrata di granulometria e stucco in pasta pronto per l’utilizzo.

La spesa totale per l’acquisto di tutto l’occorrente è di circa 30/40 euro.

Shabby Chic: fasi operative per verniciare un mobile

Ecco le fasi operative per verniciare un mobile ricorrendo alle tecniche tipiche dello stile Shabby Chic:

  • stendere sulla pavimentazione un telo e fissarlo con del nastro,
  • iniziare a carteggiare leggermente con carta vetrata,
  • pulire con uno straccio per rimuovere la polvere
  • sgrassare le superfici del manufatto o del mobile
  • applicare il primer bianco o color vaniglia a seconda dei gusti e delle esigenze o dell’effetto che si vuole conferire. In genere, è preferibile colorare la base di preparazione alla verniciatura con una velatura color crema o rosato per ottenere nuance e tonalità cromatiche sfumate davvero interessanti,
  • attendere circa 5 ore per consentire al primer di essiccare ad hoc.

Stile provenzale fai-da-te: la finitura

Per la fase di finitura occorre procedere con la velatura, che consiste nella stesura di uno strato di colore sopra un altro già asciutto (il primer).

La pennellata “fresca” deve essere sufficientemente sottile da lasciare trasparire il tono sottostante.

Attendere circa 15 minuti per l’essicazione. Questa fase può essere ripetuta anche 2/3 volte per ottenere le sfumature desiderate.

Tuttavia, è bene ricordare che più mani si danno e meno si intravede il colore di base del primer.

Il nostro consiglio è quello di dare meno mani di velatura.

Attendere qualche ora affinchè si completi la fase di essicazione; procedere con il carteggiare gli angoli del mobile per conferire il buon “tocco” di vintage e di effetto “invecchiato”.

Stile provenzale o Shabby Chic?

Per le case borghesi e per gli amanti dell’artigianato e dell’arte vintage, lo stile Shabby è uno stile di interior design i cui mobili, accessori e arredi sono scelti per il loro aspetto “usurato”.

Per chi ama un tocco di bon ton, di eleganza e di indiscutibile romanticismo, lo stile provenzale è l’ideale per tutti gli ambienti della casa – dalla cucina alla camera da letto passando per il bagno e il soggiorno.

I mobili Shabby Chic si abbinano perfettamente allo stile contemporaneo moderno o ad uno stile country o rustico provenzale che richiama i casolari e le case di campagna della Valle della Loira.

Per gli amanti di questo stile e per gli appassionati di questa tecnica, è possibile trasformare i propri mobili in favolosi oggetti preziosi di grande valore.

Stile Shabby Chic: un tocco di buon gusto retrò a casa

Comodini, cassapanche, specchiere, tavoli, sedie, credenze ed ogni mobile può essere verniciato ad hoc per essere trasformato in un preziosissimo oggetto d’arredo elegante.

Non sempre i mobili scuri si abbinano perfettamente alle nuance cromatiche moderne, per questo si preferisce verniciarli con i colori tipici dello Shabby Chic: rosa pallido, giallo paglierino, verde acquamarina, cipria, rosa salmonato, bianco, crema, vaniglia e l’immancabile grigio perla.

Shabby Chic: preparazione alla verniciatura

Come verniciare i propri manufatti e i mobili della propria abitazione? La vera arma vincente per un risultato certosino è procedere con un’adeguata preparazione alla verniciatura.

Per questo bisognerà recarsi in un colorificio o ferramenta per acquistare tutta una serie di attrezzi per compiere il lavoro nel giusto modo.

È necessario procurarsi un telo per coprire i pavimenti, nastri di carta, la mascherina per proteggere le vie respiratorie, i guanti di protezione per le mani, pennelli, primer a base acqua, fogli di carta vetrata di granulometria e stucco in pasta pronto per l’utilizzo.

La spesa totale per l’acquisto di tutto l’occorrente è di circa 30/40 euro.

Shabby Chic: fasi operative per verniciare un mobile

Ecco le fasi operative per verniciare un mobile ricorrendo alle tecniche tipiche dello stile Shabby Chic:

  • stendere sulla pavimentazione un telo e fissarlo con del nastro,
  • iniziare a carteggiare leggermente con carta vetrata,
  • pulire con uno straccio per rimuovere la polvere
  • sgrassare le superfici del manufatto o del mobile
  • applicare il primer bianco o color vaniglia a seconda dei gusti e delle esigenze o dell’effetto che si vuole conferire. In genere, è preferibile colorare la base di preparazione alla verniciatura con una velatura color crema o rosato per ottenere nuance e tonalità cromatiche sfumate davvero interessanti,
  • attendere circa 5 ore per consentire al primer di essiccare ad hoc.

Stile provenzale fai-da-te: la finitura

Per la fase di finitura occorre procedere con la velatura, che consiste nella stesura di uno strato di colore sopra un altro già asciutto (il primer).

La pennellata “fresca” deve essere sufficientemente sottile da lasciare trasparire il tono sottostante.

Attendere circa 15 minuti per l’essicazione. Questa fase può essere ripetuta anche 2/3 volte per ottenere le sfumature desiderate.

Tuttavia, è bene ricordare che più mani si danno e meno si intravede il colore di base del primer.

Il nostro consiglio è quello di dare meno mani di velatura.

Attendere qualche ora affinchè si completi la fase di essicazione; procedere con il carteggiare gli angoli del mobile per conferire il buon “tocco” di vintage e di effetto “invecchiato”.

4 suggerimenti per dire addio alla muffa

Molte abitazioni, soprattutto case in campagna, casolari e appartamenti, presentano muffa sui muri e sulle pareti di casa.

Oltre ad essere antiestetica, può avere effetti negativi sulla salute degli abitanti: la muffa è una sostanza che non la si può classificare nel regno animale, ma neanche in quello vegetale, anche se fa parte della famiglia dei funghi e dei lieviti.

Il problema della muffa sulle pareti dell’immobile è strettamente legato allo scambio tra interno ed esterno che deve trovare il giusto equilibrio tra permeabilità e chiusura.

E, allora, scopriamo in questa guida alcuni metodi per eliminare la muffa sui muri e sulle pareti degli immobili.

Muffa: un “nemico” per le case

Muffa è un termine generale che racchiude vari tipi di ‘funghi’ microscopici (zigomiceti, ascomiceti, basidiomiceti e ‘funghi imperfetti’). Questi organismi proliferano esclusivamente in ambiente umido.

Le muffe più conosciute sono: “Cladosporium”, “Penicillium”, “Alternaria” e “Aspergillus”, ma si presume che ne esistano molte centinaia di tipi diversi.

La muffa ama gli ambienti in cui si utilizza molto l’acqua e, di conseguenza, si crea vapore che a contatto con le pareti fredde crea delle microscopiche goccioline d’acqua dove la muffa si insidia.

Appena le spore della muffa trovano un habitat favorevole, si insedia e comincia a crescere. Ci si può accorgere della sua presenza dalla comparsa di macchie di colore verde o nero e dal suo caratteristico odore, inoltre si evidenziano delle sporgenze spugnose caratteristiche della muffa.

Appena si insedia appare con dei piccoli puntini neri che, pian piano aumentano, andando poi a formare una vera e propria macchia scura. Questo tipo di macchie, oltre a essere antiestetiche, sono un pericolo per la salute di chiunque abiti all’interno dell’immobile.

I microorganismi delle muffe possono provocare problemi alla respirazione, allergie e, nei casi più gravi, anche depressione.

La muffa è un fenomeno piuttosto ricorrente, soprattutto nelle case datate, dove non c’è la ventilazione adatta e maggiore rischio alla formazione dell’umidità. Non bisogna affatto sottovalutarla!

Sos Muffa: 4 suggerimenti per dirle addio

In commercio si trovano dei prodotti specifici per eliminarla, ma quasi tutti abbastanza pericolosi da utilizzare per chi non è esperto. Se si cerca una soluzione rapida e definitiva, esistono dei sistemi che tutti possono utilizzare.

Si tratta di validissimi rimedi e soluzioni che aiutano a dire addio alla muffa.

Vediamo insieme cosa fare per prevenire e contrastare efficacemente questo problema.

#1. Eliminare l’umidità

L’habitat ideale della muffa è l’umidità. Eliminarla con prodotti specifici non basta se non agiamo sulla principale causa di riproduzione.

Cerchiamo una soluzione che consenta di rendere la casa più asciutta, in questo modo una volta trattata non ritornerà più.

#2. Rimuovere la muffa

Se ci sono già macchie di muffa è indispensabile rimuoverla. I metodi sono molti, ma tra tutti il più efficace è utilizzare uno spray specifico che disinfetterà la zona eliminando la muffa.

Si consiglia di utilizzare una mascherina per proteggersi sia dalla muffa che dallo spray.

#3. Pulizia e ricambio d’aria

Bisogna cercare di tenere puliti gli oggetti che possono essere colpiti dalla muffa come ad esempio gli abiti, i libri e i mobili.

Tutti i giorni si deve arieggiare le stanze di casa, aprire le finestre anche più volte al giorno, specialmente in cucina e in bagno dove l’umidità è sempre presente.

Si possono anche installare delle ventole di aerazione che consentono un continuo ricambio d’aria.

#4. Prevenzione

La cosa più importante nella lotta alla muffa è senza dubbio la prevenzione. Dato che la muffa vive esclusivamente in luoghi umidi, la soluzione migliore sarebbe quella di usare un deumidificatore.

Mantenendo il giusto grado di umidità si può prevenire la muffa o evitare che ritorni dopo un trattamento specifico.

Ecco i 4 suggerimenti utili per dire definitivamente addio alla muffa.

Pareti in cartongesso: quali sono i pro e i contro? Guida 2019

Poca illuminazione nella propria casa, tubazioni in vista e possibilità di realizzare delle pareti divisorie, da oggi si può con un materiale flessibile: il cartongesso.
Ma da cosa è composto il cartongesso? Quali sono i pro e i contro derivanti dal realizzare pareti in cartongesso?  Ecco la Guida utile per il 2019.

Che cos’è il cartongesso?

Come si può ben intuire, le lastre sono realizzate dal gesso rinforzato da due fogli di cartone resistente che hanno il ruolo di armatura esterna.

Già gli antichi Egiziani utilizzavano gesso: alcune tracce sono rinvenibili anche nella piramide di Cheope e nella Sfinge.

Le attuali lastre in cartongesso che utilizziamo per costruire una parente, le c.d. lastre-sandwich, sono giunte verso la fine dell’Ottocento.

Cartongesso: quali sono le proprietà?

Il cartongesso si fa prediligere per le sue ottime proprietà:

#1. Isolamento termico: in commercio si possono trovare delle lastre coibentate, di vario genere, composte da cartongesso abbinato ad altri materiali isolanti (lana di roccia o di vetro, poliuretano espanso, sughero)

#2. Isolamento acustico: se si vive in una zona caotica, altamente trafficata, costruire le pareti in cartongesso è l’ideale per ridurre l’intensità sonora proveniente da ambienti contigui e/o sovrastanti.

#3. Protezione dal rischio incendio: le lastre di cartongesso sono ignifughe e sono progettate per rispondere ai parametri REI.

#4. Resistenza alla muffa: per risolvere il problema della muffa è fondamentale montare un telaio in metallo tra muro e cartongesso.

#5. Idrorepellenza: per gli ambienti umidi come il bagno e la cucina, le lastre di cartongesso sono l’ideale: hanno un bassissimo assorbimento d’acqua.

Pareti in cartongesso: quali pannelli scegliere?

Esistono vari tipi di pannelli, ad esempio, il pannello antimuffa che viene adoperato per realizzare i bagni o per nascondere gli impianti elettrici, il pannello resistente oppure il pannello isolante termico.
Ma oltre alle pareti e al controsoffitto, con il cartongesso si possono realizzare anche elementi di arredo come librerie, nicchie o pareti attrezzate per il soggiorno.

Pareti in cartongesso: come realizzarle?

Per creare delle pareti in cartongesso si deve acquistare: le lastre in cartongesso, la struttura si divide in due componenti, i montanti e le guide, i tasselli per fissare le lastre, la rete per cartongesso e lo stucco.

Una volta procurati tutti i materiali si può procedere nella realizzazione del telaio che dovrà sostenere la vostra parete o il vostro soffitto in cartongesso.

Quando la struttura della parete portante è pronta, si fissano le lastre in cartongesso della misura idonea alla struttura con i tasselli.

Una volta completata la parete si passa alla fase successiva: si procedere a stuccare nascondendo le viti e le giunzioni tra i pannelli.

Quando lo stucco è asciutto, si può passare alla pitturazione della parete.

Quali sono i vantaggi delle pareti in cartongesso?

I vantaggi delle pareti in cartongesso sono molti, tra cui: la leggerezza, la facilità della lavorazione, i bassi costi di realizzazione.

Un altro aspetto essenziale e vantaggioso del cartongesso è che può essere rifinito, pitturato con facilità, così da renderlo affascinante.

Pareti in cartongesso: quali sono gli svantaggi?

Il primo svantaggio del cartongesso è la struttura che non può supportare carichi eccessivi, quindi, prima di realizzare una parete o un controsoffitto, si deve considerare se c’è l’esigenza di appendere quadri, lampadari, o altro.
Un altro svantaggio è la sua delicatezza, quindi si deve far attenzione a non cagionarne la rottura.