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La storia del Colore

La storia del Colore

 

Che cos’è il colore? Non è facile spiegarlo.

Per farlo ci viene in aiuto la natura stessa della luce, costituita da una vibrazione elettromagnetica che rende visibile il corpo che la emette o la riflette. Il sole emette una luce che ci appare bianca,

ma che in realtà è composta da tutti i colori dell’arcobaleno mescolati fra loro, come dimostrò Isaac Newton, lo scienziato inglese oggi considerato il principale artefice del passaggio dalle antiche concezioni aristoteliche alla moderna concezione sperimentale della fisica.

Negli esperimenti che condusse a cavallo tra il 1665 e il 1666, Newton aveva osservato che, facendo passare un raggio di luce solare attraverso una fessura colpendo poi un prisma triangolare, essa si scomponeva a ventaglio ottenendo la cosiddetta “striscia cromatica dello spettro”: rosso, arancio, giallo, verde, blu, indaco e viola.

Newton chiama questa serie di colori “spettro” (in latino spectrum, “immagine”, “visione”, anche “fantasma”) e spiega il fenomeno ipotizzando che nella luce del sole siano contenuti raggi diversi, che hanno diverse rifrattività e che vengono percepiti come diversi colori se osservati separatamente. Quando questi diversi raggi sono mescolati, l’apparato visivo percepisce un colore diverso da quelli che percepirebbe se fossero separati.

Se immaginiamo la luce come una frequenza emessa da un corpo che vibra, possiamo affermare che se la vibrazione è lenta, vale a dire con poche oscillazioni, il colore corrispondente è rosso; aumentando la frequenza il rosso si trasforma mano a mano in giallo, per poi diventare verde, blu e violetto. Vibrazioni più lente di quelle che danno il rosso (infrarosse) o più veloci del viola (ultraviolette) danno luogo a radiazioni invisibili all’occhio umano.

Quando vediamo un oggetto colorato, per esempio blu, lo dobbiamo al fatto che la sua superficie riflette verso di noi soltanto la componente blu della luce che lo colpisce, mentre assorbe tutte le altre. Nello stesso modo il bianco e il nero sono determinati da una riflessione o da un assorbimento di tutte le componenti o, in termini più propri, di tutte le lunghezze d’onda.

Nella realtà la luce non è sempre omogenea. La stessa luce solare, all’alba e al tramonto, quando cioè è costretta ad attraversare uno spessore più grande d’atmosfera, lascia per strada parte delle lunghezze d’onda all’estremità del violetto; c’è quindi un eccesso di vibrazioni lente, ovvero

di lunghezze d’onda più grandi, che conferisce alla luce la tipica colorazione rosa. Lo stesso fenomeno è riscontrabile nella luce emessa dalle comuni lampadine di casa, in cui la preponderanza di rosso è molto forte.

La qualità di un colore viene espressa da 3 parametri

Tonalità è la tinta o il colore puro
Luminosità è la quantità di luce che una sorgente luminosa appare emettere
Saturazione è l’intensità di una specifica tonalità
Tonalità è la tinta o il colore puro
Luminosità è la quantità di luce che una sorgente luminosa appare emettere
Saturazione è l’intensità di una specifica tonalità
I colori primari in natura sono 3: rosso, giallo e blu

Questi colori non possono essere ottenuti componendoli con altri, ma è mescolandoli che possiamo avere tutti gli altri, come possiamo notare dal cerchio del famoso pittore svizzero

“Johannes Itten”

Scopriamo il significato psicologico dei colori

Un evento del mondo fisico è uno stimolo che perviene all’organismo e si trasforma in un evento psicologico, una percezione. La sensazione è l’evento di base con il quale il nostro organismo entra in contatto con il mondo esterno. Avviene nell’organo di senso, nel caso del colore avviene nell’occhio. La percezione è il processo con il quale l’organismo entra in relazione con il mondo esterno, è il momento di conoscenza dell’ambiente. Avviene nel cervello. Lo studio dei processi percettivi (percezione visiva, uditiva, tattile, olfattiva) è uno dei principali temi della psicologia.

Il colore è quindi una sensazione che viene avvertita dal cervello e avrà conseguenze anche nel nostro organismo e sul nostro atteggiamento psicologico.

Pensiamo, ad esempio, all’effetto diverso che hanno sulla nostra psiche una bella mattinata di sole o una giornata di pioggia o la notte. La tavolozza cromatica interna dipende non solo dal nostro modo di percepire i colori esterni, ma anche dalla nostra specifica modalità di rivisitare emozionalmente gli stessi. Questo in relazione ad un approccio psicologico che mette in primo piano la biografia personale piuttosto che gli accadimenti culturali. Ciò non toglie che la libertà di elaborazione personale dei percetti non sia totale, poiché il soggetto è vincolato da determinanti socio-storico-culturali, che vanno debitamente tenute in conto e che danno un certo spessore di credibilità a valutazioni quali quelle emergenti dai clinici che si servono di test come quello del colore. 

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